IL MERCATO ROMANO MANCA DI DINAMICITA’

In Italia, provenire da ambienti facoltosi ed aristocratici rappresenta ormai l’unica occasione concreta – spesso attraverso eredità di famiglia – per venire a contatto con l’acquisto o la vendita di un’opera d’arte. Nei rari casi di un interessamento personale indipendente, l’ambito resta lontano dall’Arte Contemporanea e circoscritto quasi esclusivamente all’antiquariato; l’unico capitolo di settore percepito davvero come un investimento affidabile dagli italiani. Lo scenario nazionale, di cui il particolare periodo storico rappresenta solo l’esacerbazione del fenomeno, appare quindi, nel suo insieme lontano, antiquato e circoscritto.

 

Un palcoscenico, soprattutto quello romano, che si è andato contraendosi negli anni intorno ad un’enclave elitaria sempre meno in grado di adattarsi ai nuovi e veloci cambiamenti della società. Un mercato diventato poco vitale ed emblematico di un approccio superato, irregolare e discontinuo che fatica nell’offerta proprio perché incapace di rinnovare la richiesta. Simbolo di un vecchio modello di sviluppo che non è ancora riuscito ad intercettare e a dialogare con la nuova “domanda”. Quasi del tutto ignaro di quel potenziale umano ed economico che all’estero chiamerebbero High Net Worth Individual (HNWI) e di cui è incapace di consolidarne efficacemente la propensione all’investimento di settore. In uno scenario globale che sta mutando le strutture sociali, coinvolgere i nuovi possibili fruitori è ormai l’unico obiettivo possibile per il rilancio dell’intero asset.

 

Esistono, in tal senso, scenari di riferimento solidi – dal Belgio all’Inghilterra – dove si raccolgono “già” i risultati di una mirata politica di sensibilizzazione che ha saputo cristallizzare negli anni dinamiche virtuose. Realtà in cui, ad ogni livello della comunità e in varie declinazioni di proposta, il collezionismo d’arte – commisurato alle proprie disponibilità – è parte integrante di ogni affidabile e moderna gestione patrimoniale. Un pubblico che ha timore di investire si affronta solo con un approccio coordinato di promozione e valorizzazione. Un investitore diffidente è un investitore che non è stato stimolato e non è riuscito a maturare autonomamente la percezione corretta del valore aggiunto. Inevitabilmente continuerà a prediligere altre tipologie di beni rifugio/lusso ed altre forme di investimento ritenute più affidabili e prestigiose anche se, nonostante la scalabilità di fruizione, non siano nel concreto così distanti.  

 

La differenza è prima di tutto culturale. 

 

lI grande problema del mercato italiano è, da molto tempo ormai, la mancanza di interconnessione tra i vari operatori del settore. Altri Paesi, come l’Inghilterra, sono stati più lungimiranti ed ora si trovano avvantaggiati davanti al medesimo problema. Quella italiana è, infatti, una situazione che risale a ben prima dell’epidemia di COVID-19. Sotto questo punto di vista, il fenomeno sociale, ben prima che sanitario, che sta vivendo il Mondo, ne ha solo acutizzato i sintomi e accelerato le drammatiche conclusioni. E’ proprio da questi presupposti e per sopperire a questa necessità che è nato due anni fa il progetto TIBA. Da subito ci siamo proposti come obiettivo – attraverso l’uso di strumenti innovativi e soprattutto anticonvenzionali – di superare i limiti di una metodologia tradizionale, ormai anacronistica, portando avanti presupposti differenti di cooperazione e dialogo tra fruitori, artisti e galleristi. In tal senso, sin da subito, l’utilizzo del digital e del virtuale si è dimostrato essere il naturale ed unico terreno su cui giocare la nostra partita. Oggi, davanti all’evidenza della crisi economica scatenata dalla Pandemia, anche altri attori operanti nel mercato dell’arte hanno finalmente iniziato ad accettare e a considerare concreta strategia di promozione artistica. TIBA, sulle sue piattaforme e canali social, ne fa già un uso quotidiano per cercare di provvedere alle necessità degli artisti del suo collettivo attraverso campagne social marketing, attività interattive, iniziative e tutti quei servizi che, data la situazione odierna, mancano altrove. Il digitale è non solo più conveniente, in questo momento fondamentale, è essenziale per un rilancio del settore al di fuori di una cornice locale e nazionale non più in grado, nel suo isolamento, di offrire un giusto equilibrio tra domanda e offerta. La digitalizzazione dei servizi, mostre ed eventi, permette, perciò, un’internazionalizzazione del pubblico, prima costretto ad un milieu limitatissimo. Il tutto con il minimo sforzo creativo, il giusto aiuto e la massima efficacia.

 

TIBA vuole stimolare e coinvolgere le nuove generazioni in risposta ad un mercato dell’arte ormai in contrazione, attraverso la promozione di nuovi artisti emergenti. L’obiettivo è rilanciare il circuito dell’arte romano con una rivitalizzata partecipazione trasversale in grado di ricontestualizzare e riposizionare concretamente il settore in relazione alle nuove caratteristiche dell’asset di riferimento. Un’arte intesa come contemporaneità grazie al coinvolgimento su un’unica piattaforma di tutti gli attori coinvolti a partire dalle Accademie fino alle Gallerie. Una nuova veste per il mercato dell’arte italiano che possa rinnovare lo storico ruolo da protagonista, ormai perduto da tempo sulla scena mondiale dell’arte contemporanea, e possa essere la chiave di un nuovo rapporto tra società ed arte.